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9-7-07

Lo devo dire. Non posso più nascondermi tra parole e silenzi, ira e finta calma, introspezioni e fessarie e cafè. Sono pazzo.
Lo sto capendo o forse l'ho sempre saputo. Non ci sono spiegazioni alternative, non posso fare altro che ammetterlo. Si, avete conosciuto, letto, avuto a che fare con un uomo sui generis che vive in un mondo tutto suo con regole e meccanismi diversi da quelli canonici. Un uomo che scrive picchiando forte sulla tastiera quasi seguendo ossessivamente il ritmo di questa canzone per non sentire dentro il picchiare brutale di quel terremoto con cui ormai deve imparare a convivere. Quella forza repressa che si agita negli abissi miei picchiando come il tamburo delle galee, fintanto che si naviga senza meta, alla ricerca di una terra che forse non c'è.
Un uomo che apre questa pagina per buttarci dentro con orgoglio, rabbia e al tempo stesso debolezza tutto quello che riesce a uscire da dentro, tutto quello che va messo fuori per non sfociare in un'autodistruzione capace di travolgere anche i momenti di spensieratezza che gli amici provano a regalare, anche quel poco di buono che hai costruito finora con le tue mani.
Eh si perchè solo un pazzo non conosce l'assenza di perchè, o forse ha una categoria di perchè tutti suoi e tutti quelli che non vi rientrano categorizzano motivazioni prive di senso che nn danno pace. Solo un pazzo in un tratto di autostrada fissa tutto il tempo il sole che si spegne lentamente dietro quella cittadina di cui ti ha tanto parlato per poi accorgersi che a giochi fatti, 80km dopo, ti volti verso un altro luogo di cui ti ha tanto parlato... Solo un pazzo si perde in un accento facendo mille domande, dicendo quanto ti piaceva quella chiesetta che dava sulle cascate o quella stradina da cui si intravedeva il fiume. Solo un pazzo ogni santa sera che posa la testa sul cuscino pensa a quel pezzo enorme di se che manca, a quanto era fortunato e a tutte le volte in cui lo ripeteva a se stesso dopo una chiamata o quando il treno si allontanava dal 14. Solo un pazzo in una stazione fissa il treno delle 14.30 come se fosse un transatlantico con la nostalgia di quegli odori di ferro e latrina, di quelle persone così varie..la ragazza albanese, l'impiegato del ministero deluso dalla sinistra, il sindacalista torinese, il figlio di papà aficionado dei concorsi, il muratore ucraino che amava Capri. Con quel senso di completezza che ti pervadeva ad ogni stazione, ogni settimana di più perchè sapevi che in fondo andavi incontro all'unica persona capace di farsi amare da te, alle uniche cose capaci di farti stare bene, all'affissione su tela dei tuoi desideri.
Solo un pazzo cerca la vita in gesti che sai che ti faranno soffrire ancor di più, che saranno ignorati con cinismo e un filo di cattiveria. Solo un pazzo crede che volare tre giorni in un altro paese per il più illogico dei viaggi possa rifarti sentire vivo per un pò quando l'oracolo dell'anima dice che la vita nn può rinascere da gesti, da altre persone nè soprattutto dalla compassione di amici e conoscenti o di quelli che ti dimostrano stima solo quando hai il culo per terra.
Amo battermi fino alla morte per quello in cui credo e che voglio. Sono forse pazzo perchè amo farlo anche quando posso rimproverarmi poco o niente, anche quando forse le ferite aperte ti chiedono conto del loro sanguinare anche quando il mondo intero ti chiama, a ragione, stronzo e coglione perchè per me, per i miei personalissimi codici battersi per i propri desideri, difendere ciò che ami fino all'estremo, equivale all'avere due coglie così. E proprio x questo quando te li portano via negandoti ogni arma di difesa le rapide del sangue iniziano a squassarti l'anima senza tener conto minimamente dei giorni che passano...
Non mi sento però pazzo o ridicolo se mi manchi sempre di più o se la vista di un fiore, di un bambino o di una stanza vuota mi riportano sempre più a te, se quel tamburo che ho dentro batte sempre più forte con ritmo sempre più ossessivo, se sogno ogni notte ciò che avevo, se piango quando mi sveglio e pazienza che ero uno che non piangeva mai e sfotteva chi lo faceva, se a chi mi chiede "come stai" rispondo con un sorriso asimmetrico e con una domanda. La sfiducia, la rabbia, l'incredulità per quelle coltellate che non ti aspettavi, quel degrado fisico e morale che, fanculo a tutto, a volte ti fa anche piacere vederti addosso che alla fine chi ti dice che esageri forse nn ha mai capito un cazzo della vita, quella vera; quella famiglia che invece di capire ti ha voltato definitivamente le spalle, quella voglia di far nascere almeno un fiore dal letame....
Ho vomitato tutto ciò che dovevo,
Ciao a tutti, grazie per le visite e per le belle parole.

Pubblicato il 9/7/2007 alle 17.40 nella rubrica Diario.

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